
Traduzione per i non calabresi:"sedetevi che adesso vi racconto".
Sempre più spesso in questi mesi,mi assento dal blog e dalla mia città per spostarmi altrove.Non si tratta certo di vacanze o viaggi studio o affari:semplicemente voglio essere presente accanto a mia mamma che non sta bene.
Già perché i miei familiari abitano,tutti in quel di Milano,fratelli cognate sorelle nipoti pronipoti,una tribù,insomma,così come moltissimi altri parenti ed amici.
Siamo una famiglia di ..migranti,adesso si dice così,ma io,non contenta della prima..migrazione,ne ho fatta un’altra ,in solitudine,per svernare in Sicilia,creare una mia famiglia,crearmi un lavoro,ed ora tentare di passare qualche altro anno sereno in un lembo di terra che ha tantissimi difetti,di ogni genere,ma un clima troppo accattivante una storia una civiltà una tradizione che oramai,dopo tantissimi anni,ho fatto miei.
Per quanto detto sopra,in questo periodo sono diventata una provetta navigatrice in internet,sempre alla ricerca di qualche volo economico,con compagnie delle quali spesso mi fido,solo per mancanza di alternative,con orari impossibili,ma buoni se costano meno.
E non posso fare a meno di ricordare il mio primo viaggio importante,anzi il primo in assoluto.
Nei primi anni sessanta,20 anni da portare in giro con disinvoltura,lasciavo la Calabria per sperimentare una nuova stagione,meta Milano.
Partivo da Reggio C.,con il treno "freccia del sud",beh,chiamarla freccia era proprio un'ostentazione eccessiva,ma mica lo si poteva chiamare la "tartaruga del sud" che diamine,che figura ci facevano le FF.SS.?
Il treno partiva di pomeriggio,ma mia mamma(mio padre era mancato qualche mese prima) mi ha accompagnata in città fin dal mattino:
Mi ha comperato una borsetta nuova,una tracolla nera,in tessuto di iuta,eravamo in settembre.
Mi ha comperato anche una specie di borsa per la spesa,non la solita valigia di cartone,non mi serviva,che ci avrei potuto mettere dentro?
Per qualche capo di biancheria,dei panini della frutta una busta con il diploma,un quadernetto notes con indirizzi di amici, qualche penna,una immancabile lettera di presentazione per un conoscente importante ,poteva sempre servire,bastava molto meno della valigia. Ci fossero state le moderne buste di plastica,così comode e capienti….
Mi portavo dietro anche un carico sterminato di sogni e di speranze,ma questi si sa,non pesano e si possono tranquillamente nascondere agli sguardi curiosi ed invadenti,in un angolino del cuore.
E’ così che sono arrivata a Milano.
Scriverò ancora sull’argomento,merita alcune considerazioni,sul come le cose cambiano o almeno così ci sembra.
Alla prossima,dunque.
