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mercoledì 24 marzo 2021

LA MEMORIA DEI NONNI

 Ho finito di leggere,meglio,centellinare con la giusta lentezza il libro,a più mani e più voci, “La memoria dei nonni.”

Il progetto del libro,coordinato dalla scrittrice Marinella Fiume,nasce come omaggio ai tanti nonni che la pandemia ha purtroppo portato via,privandoci,oltre che della loro affettuosa presenza,anche di tanta memoria storica, tanta  esperienza tanto sapere,rendendoci tutti un po' più poveri.

Un racconto corale,a più mani..

Quando i nonni vengono a mancare,quando si chiudono le porte delle loro case,non è solo la loro storia personale che si consuma,si concludono per sempre stagioni importanti della vita,in partricolare per i nipoti.

Dentro quelle assenze,fra le pareti di quelle case vuote rimane parte della nostra infanzia e giovinezza,rimangono le piccole confidenze che i nostri anziani sapevano sollecitare ed accogliere,rimangono i profumi dei pranzi della domenica,dei biscotti col latte, delle merende amorevolmente preparate da mani sapienti .

Una vera emozione il susseguirsi delle storie :ogni autore con il proprio stile un proprio linguaggio, i propri ricordi,ma in comune il piacere di raccontare, di condividere l'emozione di momenti di vita, vissuta assieme a persone speciali,oggi in molti casi non più con noi.

Questo e tanto altro ho trovato fra le parole di tanti racconti.

E fra gli argomenti delle varie storie non possono certo mancare i racconti sulle emigrazioni e sulle guerre.

Fatti che hanno segnato il secolo che ci siamo lasciato alle spalle e che coincide con l'età di nonni e bisnonni.

Racconti e ricordi riportati con la delicatezza riservata a cose preziose,da maneggiare con cura ed attenzione quasi potessero svanire o travisarsi,con le parole nuove.Altri raccontati con linguaggi quasi inventati e personali,come a voler dare brio e leggerezza alla bellezza del ricordo.

Ci sono anche due miei racconti,e mi sono trovata quasi per caso a condividere tratti di vita con i tanti altri che hanno parteciparo a questa esperienza .

Un bel quadro di insieme,con ritratti in bianco e nero fra i quali,cercando bene chi legge può immaginare di vedere una persona cara e familiare,o proprio quei nonni che non ha avuto la fortuna di poter conoscere.

                      Ho condiviso la foto con i nomi degli autori e  le relative foto,in una

                                elaborazione di Raffaello Di Mauro,uno dei coautori. 
                     


venerdì 28 luglio 2017

UN ANNO DOPO..


Caro Signor Mario,anzi,Maestro Mario. E' fra i titoli che preferisco...
Avevo acquistato,e letto,il tuo libro. Letto con piena partecipazione ed interesse. Ci eravamo conosciuti,alla presentazione,ed anche la musica che ha accompagnato la semplice cerimonia ha contribuito a rendere tutto più magico. La chitarra sa sempre creare atmosfere speciali.
Oggi ho ripreso il libro: é piccolo di formato ed i racconti per la loro brevità. non impegnano-intendo in tempo,non certo per i contenuti.
Ora,ho esattamente l'età della signora Marta,anzi,della professoressa Marta,protagonista di uno dei tuoi racconti.
E più che dagli spifferi del gelido vento novembrino,viviamo in una zona molto calda e non sono mai stata una fumatrice,mi devo proteggere dagli scricchiolii delle molte crepe,a livello di cuore:ma è davvero qui che hanno sede i sentimenti?
Ho tentato di rileggere,quasi con leggerezza,ma ogni racconto alimentava nuove emozioni e proprio per quelle tante crepe,ho dovuto smettere:continuavo a piangere,come una sciocca fans di tante telenovelle.

Racconti brevi,i tuoi,direi fotografie chiare e partecipate, di gente comune,persone che si incontrano al bar,su una panchina, all'ombra di qualche polveroso albero,nei corridoi di un ospedale...
Ricordi,altrettanto brevi e fugaci,suscitati da una porta che si chiude,una finestra poco illuminata,un profumo di casa,un suono.
Trasformare tutto questo  in parole,nero su bianco e 
creare le pagine di un libro,non deve essere stato facile,
c'erano di mezzo sentimenti ed emozioni,e volerli condividerli 
con i propri lettori è stato un atto di generosità,un regalo fatto alle persone,protagoniste ed ispiratrici dei racconti.
Che brutti scherzi fanno i ricordi!Rileggendo,riaprivo tante caselle dove ero sicura di aver ben custodito immagini di persone,non personaggi,con un loro volto,un loro odore,un loro modo di parlare. Da ognuno di essi ho imparato qualcosa,ho preso e qualche volta dato,in uno scambio umano e paritario,senza pregiudizi,spesso con il disincanto e la ingenuità propri della età giovane.
Spero di leggere ancora altro,racconti o romanzi,non importa:saper scrivere è un dono,saper comunicare emozioni un privilegio.

mercoledì 8 giugno 2016

METTI UNA SERA..AL TEATRO GRECO DI SIRACUSA..

Appuntamento ormai fisso,almeno una volta per stagione.Quest'anno è l'Alcesti di Euripide.
Racconterò in qualche modo la trama della tragedia.
Posterò anche delle foto,così come sono venute: era vietato usare il flash,e sono le sette di sera.
Ma l' emozione di sedere su quei gradini consunti dai secoli,(per fortuna dei cuscini aiutavano..),
di godere di uno spettacolo dove bellissimi alberi fungono da quinte naturali ed il sipario è solo immaginario ed affidato all'arte scenografica,tutto questo si può solo vivere,non raccontare.

            scenografie di Luigi Perego-  rosso e nero,la gioia e il lutto,i colori della vita e della morte

La storia,a modo mio:Admeto deve aver combinato qualcosa di grosso,per cui deve morire.
Thanatos si aggira per il palazzo,reclamandolo.

                                           Thanatos aspetta di prendersi la vita di Admeto

Apollo, ospite di Admeto,non si rassegna alla perdita dell'amico ed intercede presso Tanatos,per salvargli la vita.
Gli amici servono anche a questo,e se poi si tratta degli Dei..

                                 
                                Apollo tratta con Thanatos per la vita dell'amico.

Si può fare,ma qualcun'altro deve morire al suo posto. Admeto spera negli anziani genitori, hanno vissuto a lungo e potrebbero sacrificarsi per lui.Ma si rifiutano.
E' invece la moglie,Alcesti,che accetta di sacrificarsi,per salvargli la vita.
Una morte come estremo dono d'amore?eppure deve lasciare orfani i due figli,ancora bambini.
O avrà pensato che i figli,orfani del padre,avrebbero sofferto di più?

                                 
                                     Alcesti circondata dallo sconforto dei suoi fedeli sudditi

Si prepara a morire ,non prima di aver salutato un'ultima volta la luce del sole e di aver lasciato un impegnativo testamento con le sue ultime volontà al marito:
Non si dovrà mai più risposare,e deve aver cura dei figli facendo loro da padre e anche da madre.
Struggente questo ultimo colloquio con il marito ed il distacco dai figli.

                     Ultimo saluto alla figlia,mentre il bambino si nasconde fra le braccia dell'ancella

Prima che tutto sia compiuto,arriva il padre di Admeto,Ferete,per portare un suo omaggio funebre alla nuora.
Ma viene affrontato brutalmente dal figlio che lo accusa di egoismo,per non essersi sacrificato lui al suo posto e rifiuta con sdegno la corona funebre.
Volano parole grosse,fra i due,e il vecchio padre ,indignato, gli dà del vigliacco ,per aver accettato il sacrificio della giovane e bella moglie.E fa un ragionamento estremamente logico sul perchè non ha fatto il gesto richiesto:la vita è bella e ancora ricca di promesse per lui,ora che si è liberato del gravoso compito di regnare,affidando tutto al figlio.Lo attende una serena vecchiaia,in compagnia della moglie,vuole vedere crescere i nipoti,godere della loro gioventù.
E come dargli torto?


A spezzare la drammaticità del momento,mentre Ferete va via indignato,arriva Eracle,sempre in giro a compiere le sue fatiche.Chiede ospitalità all'amico per prepararsi per la sua dodicesima.
L'aria mesta del palazzo e dei suoi abitanti contrasta con la sua allegria e voglia di divertirsi.

                                        Eracle chiede notizie ad un amico,nel palazzo.

Finalmente,messo al corrente di ciò che è successo,decide che sarà questa la sua dodicesima fatica:scendere all'Ade per riportare in vita la donna.

Ci riesce e la riconsegna al marito incredulo,non dopo qualche necessaria messa in scena.
Il lieto fine rende quasi fiabesca la tragedia e fa tirare un sospiro di sollievo a noi spettatori.

                                               


A proposito di un "benevolo"commento sulla presentazione di questo post,preciso che non ho una formazione classica,secondo i canoni scolastici,quindi ho raccontato al meglio cercando anche di alleggerirne la seriosità .E comunque volevo solo condividere un'emozione,solo questo.Grazie.