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martedì 8 settembre 2026

 

OTTO SETTEMBRE 1943

A raccontare una delle pagine più vergognose dell'Italia fascista ,della monarchia succube e vigliacca ,dei miserevoli tentativi di salvare la pelle da parte di gerarchi di vario livello,a discapito di milioni di cittadini inermi,e della dignità stessa di un popolo ,ci ha pensato e continuerà a pensarci la Storia.

Qui tento di raccontare ,in breve di come questa data è stata vissuta da chi ,arruolato ,si è trovato senza alcuna guida consiglio ordine direttiva e si sia dovuto affidare al buon senso,al caso,alle circostanze per tentare di salvare,se stesso.

Giuseppe era un ragazzo di 19 anni- solo DICIANNOVE,nel 43.

Aveva anche falsificato la data di nascita per “rispondere all'appello della patria”convinto di diventare un eroe.

Si trovava in Caserma,a Forli,per completare la sua preparazione, .Forse scalpitava anche nell'attesa di compiere qualche azione eroica,avevano pochissime notizie sull'andamento della guerra .

Dopo il comunicato di Badoglio qualcuno entro nelle loro camerate- era già notte inoltrata, per dire che erano liberi di fare quello che volevano,non c'erano altri ordini. Raccolse le sue poche cose nello zainetto e usci nel cortile della caserma. Solo confusione,trambusto vociare incomprensibile. Si mise in un angolo per pensare il da farsi. Tornare a casa? Ma come?La Calabria era lontana:la guerra era davvero finita? Cosa funzionava ancora?Ha fatto un'altra scelta che risultò infausta ed inattuabile. Incontrò altri sbandati ed inizia un viaggi,lungo incerto con soste forzate,assiste alla battaglia di Montecassino dove rimane bloccato,con gli altri disperati di viaggio fino a febbraio.

Salvati per caso da un soldato slavo,capire chi stava con chi era un azzardo,continuano il viaggio e arrivati a Napoli ,ormai erano solo in due. Napoli ,che già ara stata liberata,dai napoletani ,da ottobre convivono con la presenza degli americani.

Giuseppe con le poche parole di inglese,reminiscenze scolastiche, fa quasi da interprete. Assiste alla ultima eruzione del Vesuvio,vivacchia e bivacca in attesa di notizie e possibilità di continuare il viaggio verso casa. Fa gli ultimi quattro giorni a piedi attraverso le montagne. Arriva a casa,finalmente ,a maggio del 1944.Vivo!



Salvatore lavorava presso l'aeroporto di La spezia,E tornando verso la caserma sentiva confusamente parlare di armistizio.

In caserma si gridava già alla fine della guerra, e si attendevano ordini.

Arrivarono con le parole del colonnello:siete liberi,ora si salvi chi può e come può!

Bella la libertà ma i tedeschi occuparono porti aeroporti caserme.

Salvatore ,seduto su una panchina, pensava al da farsi:La Calabria era lontana ,i soldi pochissimi e a La Spezia non conosceva nessuno. Iniziano disavventure ,ricerche di soluzioni qualche lavoretto per sfamarsi,episodi di rara umanità ma anche di

crudeltà selvaggia .In cerca di rifuggi sicuri,per sfuggire ai tedeschi trova un compaesano che lo fa lavorare in una fabbrica di RIFUGI.

Ma niente è sicuro e definitivo. Si ritorna in strada,piccoli commerci di sopravvivenza Siamo già a Novembre. Arrivano a Lerici con un carico di farina portato in spalla e trovano il paese quasi deserto,solo anziani e bambini ,qualche giorno prima -5 novembre i tedeschi con un rastrellamento avevano portato via tutti gli uomini validi. Le esperienze o gli espedienti continuano Assieme ad altri sbandati in seguito viene fermato dagli americani,vengono inquadrati come forza lavoro e vanno avanti per un po di mesi,almeno sono al sicuro e hanno da mangiare e dormire. Il pensiero sempre al paese,alla famiglia senza notizie.

Poi la decisione il lungo viaggio lungo tutta la penisola,sosta lunga a Napoli per avere dei documenti e poter viaggiare con qualche treno di fortuna. Ottengono dei lasciapassare,sono adesso in quattro,ma ancora meglio ricevono da mangiare e per qualche giorno almeno sono ben rifocillati.

Con treni quando e come possono ,arrivano in Calabria.Viene bloccato a 100 km da casa,per qualche errore sui documenti,difficile convincere capotreno e polizia ferroviaria. Scappa a piedi e e finalmente arriva quasi a casa. In una delle tante soste presso i paesini per trovare qualcosa da mangiare. Un tizio lo saluta e dice:io la conosco,ho visto la sua foro a casa sua,ed inizia a descrivere fatti e persone. Un romano,rifugiatosi nello stesso paesino di Salvatore,girava per poderi in cerca di ospitalità e cibo

ed era arrivato così a casa dei suoi genitori. E' lui che si offre di andare ad avvisare i parenti di questo strano miracolo:la preoccupazione era per la mamma anziana e sofferente di cuore.

Finalmente può salutare i suoi .

Era l'11 gennaio 1945!





martedì 23 dicembre 2025

IL NATALE E LE SUE TRADIZIONI

Natale è festa religiosa per eccellenza,ritmata e segnata da tempi di preparazione che culminano con le quattro settimane e domeniche di Avvento,Adventus,per arrivare alla  celebrazione della nascita di Gesu Bambino,nella Notte Santa.

Ma è anche festa pagana,o meglio una commistione di tradizioni  e credenze  fra cristianità e paganesimo.Come tutte le tradizioni variano nel nostro Paese ,da regione a regione e nei vari centri grandi o piccoli.Fra le tradizioni  ricordo la novena,uguale nella forma,con usi diversi in vari luoghi,la cerimonia del falò di piazza,per la vigilia o altrove ler la fine dell'anno natalizio.L'allestimento del presepe è altro momento di rilievo: manifestazione di fede nella sua rievocazione religiosa ma nel tempo diventato arte,crearività fantasia storia di costume.

La novena dei miei tempi scolastici univa il sentimento religioso a momenti di giocosa spensieratezza.  Ricordo le fredde mattinate di dicembre,spesso piovose  e noi, non tutti bene equipaggiati,facevamo partire la novena alle cinque del mattino,il parroco un pò mormorava ma accettava,credeva alla nostra -buona -fede,alle 5,45 arrivava il treno che ci avrebbe portati a scuola,in città.In stazione scendevano i nostri compagni di viaggio e di scuola,attraversavano di corsa la strada entavano per un'Avemaria, il segno di croce,era il segnale,per noi tutte di uscire e prendere il treno.

Il capostazione ormai sapeva,ma eravamo avvisati,al terzo fischio il treno sarebbe partito,con noi o senza di noi...All'avvicinarsi del Natale,poi ovunque e fervevano i poreparativi per i dolci che richiedevano molto tempo  e tanto lavoro,ma di questo racconterò ancora,dopo.

Posto alcuni Presepi costruiti con i  materiali più diversi,a riprova di quanto la fantasia possa piegare elementi naturali a trasformarsi in figure e paesaggi di una sacra rappresentazione. 

Anche nella cittadina dove abito esiste un ineressante nuseo del Presepe,che in quasi mezzo secolo di vita ha raccolto opere interessantissime da vari Paesi europei ed oltre.E' fra i più belli  e ricchi d'Italia ma ne parlerò appena completerò la visita per aggiornare le foto  con i nuovi arrivati.


Museo napoletano costruito dentro una piccola botte.









          Presepe in ceramica-Grottaglie


Presepe di sabbia-Rimini-autore artista 

Francesco Marella


Presepe di sale -dalle miniere di Petralia Siprana-Museo di Caltagirone





Presepe in corallo-Museo Trapani




Presere di Pane-museo di Caltagirone







Per finire il Presepe Cucciniello-Napoli ,museo del Presepe -San Martino




Auguro a tutti un sereno Natale nel segno della sperata pace per tutti e dell'armonia.

giovedì 18 dicembre 2025

LA DICIOTTESIMA FINESTRA DEL CALENDARIO DELL'AVVENTO 2025

 




Apro la mia 18/ ma  finestra dandovi il benvenuto e ringraziando  l'amica Sciarada-Sciarada Anima Mundi blogspot- per la costanza e la pazienza  che anno dopo anno ci mette  per creare questo 
spazio di incontro e condivisione  attorno a  un ideale  Focolare dell'Anima.

Siamo in cammino dal primo dicembre e ci avviciniamo al Natale,con trepidazione, gioia e speranza.

SPERANZA è la parola che assieme a PACE e DONO,sento piu vicine a questa festa.

Ed è  nel segno della Speranza che vorrei augurare a tutti il Dono della Pace.Per chi è in guerra con i propri bisogni,la proproa salute.Per chi la guerra la subisce suo malgrado da parte di chi vanta piu risorse e maggiore forza.Per chi lotta con i contrasti e le guerre  invisibili della propria coscienza,per chi vive la guerra impari con la propria solitudine e con la costante paura di soccombere.A volte basta poco,basta il Dono di un sorriso,una mano tesa cui aggrapparsi,un consiglio,la coindivisione di un momento di gioia  o anche di tristezza,insieme tutto diventa piu facile.

Fare Dono di noi agli altri,proprio come  a noi è stato fatto  il Dono della nascità del Bambino che  celebriamo con Natale.Non saranno doni importanti come quelli dei  Magi ma abbiamo tanto da dare:basta un cuore sincero,delle braccia che sappiano stringere,ed occhi limpidi che sappiano vedere oltre le apparenze.

Per tutti buon cammino di Avvento ..ci ritroveremo insiene attorno al Focolare dell'anima per gli auguri di un Natale sereno.Vi lascio dei versi frutto di mie personali considerazioni sul natale che non semore e non per tutti è come vorremmo.


Ed è ancora Natale:

festa di luci e di doni

tripudio di gioia e stupore.

Ma non cercate la Stella,

nei luoghi che la memoria

destina da sempre all'Evento,

altri sinistri bagliori

solcano il cielo della Cometa

altri Erode dei tempi moderni

faranno strage di innocenti.

E non cercate capanne,

pastori,asinelli o le grotte:

c'erano grattacieli

e casette discrete

per la Natività

che si perpetua nei secoli.

Oggi solo ruderi e distruzione

e culle ancora fumanti,

e forse un bimbo che piange

ma non una mamma che lo scaldi

non latte per nutrirlo

i seni sono inariditi .

E la neve fatta acqua

estinguerà la sua sete.

Se sopravviverà

sarà lui i salvare il suo mondo?

E sarà ancora Natale?

Per la 19ma / finestra passo il testimone a  Golgonda-Anim Mundi



                                                    Presepe di corallo tradizione trapanese


venerdì 12 dicembre 2025

QUEL 12 DEICEMBRE 1969

Ero a casa,quel giorno,non so come mai,perchè sarei dovuta essere in ufficio.

So che approfittavo per sistemare le mie cose,sempre tanto disordine,durantela settimana.

Mamma si apprestava a preparare la cena,i fratelli sarebbero tornati dal lavoro:lavoravano a Milano,ma abitavamo nell'hinterland milanese.

Arriva una  telefonata ,strana mi era sembrata allora:non ha detto chi parlava o non ho capito io,mi ha chiesto se i miei fratelli fossero a casa,specificatamente ha chesto di due di loro.Ho risposto che dovevano ancora rientrare,volevo chiedere altro ma disse soltanto:appena arrivano,avvisateli di non muoversi da casa.Accenda la televisione. Chiusa la telefonata.

Capisco,ascoltando .Intanto i ragazzi erano rientrati,Ci siamo bloccati a guardare spaventari preoccupati,addolorati.Il più giovane del fratelli,molto impegnato e molto giovane,voleva subito partire,essere presente fare qualcosa anche se non sapeva cosa.Ma glielo abbiamo impedito,anche se poi ,molte ore dopo ci è arrivato comunque.Intanto i fatti prendevano forma,la strage si evidenziava in tutta la sua gravità e brutalità. iniziava la conta dei morti mentre le ambulamze riempivano la zona con le loro sirene,folla ovunque,polizia ovunque .17 morti,17 persone che si sono trovati nel posto sbagliato al momento sbagliato,ma tutto esa stato organizzato per fare il maggior danno possibile,un venerdi,ciusura settimanale della banca, e,ormai vicini a fine anno, i clienti vivevano un momento particolare.

Si contarono anche i feriti:89.

Il resto è storia,una brutta pagina di storia italiana con errori ,voluti immagino,deviazioni vigliacche dei servizi segreti,quelli che avrebbero dovuto difendere gli interessi e la sicurezza del Paese,depistraggi processi fatti e rifatti .

Ora sappiamo,sappiamo che la strage ha avuto una precisa matrice fascista ,ssppiamo che altre stragi sisono succedute,per gli anni a seguire,sessa vigliaccheria stessa matrice.  Lo ricordiamo perchè fare memoria serve,ed oggi ancora di più,perchè viviamo tempi confusi.

lunedì 29 settembre 2025

TUTTO ACCADE IN SETTEMBRE

 

"Settembre arriva con l’odore dolce dell’uva matura e il fruscio leggero delle foglie che iniziano a tingersi d’oro. È il mese in cui il tempo sembra rallentare, quasi volesse concedere all’estate l’ultimo respiro prima dell’autunno. I ricordi riaffiorano come grappoli pieni, pronti a essere colti: mani segnate dal lavoro, ceste colme di frutti e voci che si intrecciano nei filari. La vendemmia non è solo raccolta, ma rito antico che lega passato e presente, memoria e speranza, in un brindisi silenzioso al ciclo eterno della vita."

Settembre ha sempre segnato nuove tappe,nuovi cambiamenti spesso importanti per la mia esistenza.Ovvio che le situazioni si adattavano,           via via ,al cambio delle stagioni anche della la vita .

Ricordo,di settembre,le vendemmie dagli zii.Partenza all'alba con muli ed asini e spesso , noi bambini che avevamo avuto la fortuna di essere accontentati,venivamo sistmati dentro le ceste,trasportate dagli asini. Ci dovevamo svegliare all'alba,ma l'eccitazione ci teneva svegli tutta la notte.Subito dopo iniziava la scuola.Strada da fare a piedi, per noi era un gioco,cartelle di stoffa frutto delle abili mani delle nostre mamme.

Il primo anno,1946,una pluriclasse.Vicino alla scuola c'era la signora Giovannina che in un angolo della sua stanza piu grande aveva uno scafaletto con quaderni matite gomme colori temperamatite caramelle liquirizia quadretti di zucchero ,cubetti di cotognata, un miscuglio da bazar. Io chiedevo i soldini per i quaderni e qualche matita ma poi compravo le caramelle.

Fu sempre in settembre,prima che iniziasse la scuola ,che ci siamo trasferiti dal borgo dov'eravamo nati e dove c'erano i nonni e gli zii,in paese,un paese vero con strade,luci,acqua corrente.. Io iniziavo le medie ,il più giovane dei fratelli la prima elementare.Nuove comodità, nuove amicizie nuova vita.

In settembre si sposò mia sorella,evento importante in famiglia e l'emozione di mio padre che sembrava non reggere.In quella occasione,per il piccolo paese abbiamo inaugurato un nuovo stile,per i matrimoni,accantonando usi e costumi ben radicati.

Al matrimonio, di pomeriggio,era seguito un buffet freddo con panini antipasti bibite trionfi di frutta varia gelato pasticcini.Il tutto nella sala ,riadattata per l'occasione ,del cinema. 

Un altro settembre,conclusi gli anni del diploma, segnò il trasferimento dal piccolo paese alla grande città,in cerca di lavoro,mio padre non c'era più e mi sentivo esponsabile per il resto della famigliatre fratelli piu giovani e mia madre.

Mi ha accolto un settembre bellissimo,mite luminoso pieno di colori,di viali alberati e giardini ad abbellire ed arricchire il paesaggio urbano. Strade eleganti , palazzi, movimento, vita attiva e socievole,come succedeva nella Milano dei peimi anni sessanta.Non sono partita con la valigia di cartone,non avevo neanche quella,ma non mi sarebbe servita. Solo qualche borsa,dove mettere un diploma e le pccole cose indispensabili al viaggio.Bagaglio leggero, il resto che mi portavo dietro non aveva un peso fisico:la nostalgia per ciò che lasciavo,il senso di spaesamento ma anche i tantissimi progetti,le speranze che mi spingevano a non fermarmi erano cose leggere come i pensieri, come i sogni di una ventenne...

E' da quella nuova realtà che ho iniziato,finalmente,la mia vendemmia.Anno dopo anno ,trasferimenti famiglia cambiamenti di stagioni anche quelle della vita e di lavoro,curando l'invecchiamento,come un buon vino da centellinare a piccoli sorsi.

Così sono arrivata all'attuale settembre dopo un altro giro di boa.Giorni di ospedale,qualche rappezzo al motore qualche revisione ancora da fare,ma sono qui,appena in tempo per non mancare a questo appuntamento mensile che sta diventando un piacevole incontro di persone amiche ,di idee e di parole.

Il post fa parte di un contest mensile:"Un racconto,tante voci".Partiamo da un incipit,proposto dal blogher Giuseppe Marinoqui  riportato in alto, ed ogni partecipante sviluppa la propria storia.



sabato 2 agosto 2025

QUELL'OROLOGIO.

 

BOLOGNA 2 AGOSTO 1980

Quell'orologio che ha bloccato il tempo:

niente più treni in arrivo od in partenza.

Quel fumo acre ,gli occhi rossi, il pianto

il sangue,è morta pure la speranza.

C'era già la cabina prenotata

secchi palette e allegri salvagenti,

e quel treno che ancora non arriva...

La strada è ancora lunga per Giuseppe

la Calabria è lontana,ma già sogna

le sorprere in valigia .per i figli .

Un sogno fermo,come l'orologio.

Luigi si affacciò dal finestrino:

Si erano già dati appuntamento,

treno carrozza orari...poi fu il nulla

solo polvere sangue e cose sparse.

85 nomi ,un lungo elenco

di dolore e di morte e un orologio

che segna un tempo eterno senza tempo.


                                   PER NON DIMENTICARE





martedì 29 luglio 2025

LA DANZA DEI DELFINI


 

L’estate era finalmente arrivata, e con lei il profumo delle creme solari, il suono delle ciabatte sulla sabbia bollente e le risate leggere che si rincorrevano tra gli ombrelloni. Ogni giorno sembrava una promessa: di un tuffo più alto, di un gelato mai assaggiato, di un incontro destinato a diventare ricordo. Fu proprio in uno di quei pomeriggi infiniti che accadde qualcosa di assolutamente imprevisto…”

Sonnechiavo con un occhio e con l'altro seguivo i movimenti di Giacomo e Alessandro:non stavano fermi un attimo,fra mare e spiaggia,nuotate,per fortuna vicino alla battigia,non si sentivano molto sicuri e le mie urla,quando si allonanavano,erano un ottimo deterrente.

Sentii un'agitazione strana,grida,quasi un litigio,altri ragazzini circondavano i miei.Mi avvicinai,facendomi largo e cercando di capire.

Giacomo aveva trovato un tesoro!Così diceva,urlando e reclamandone la proprietà.Alessandro tentava di dire che l'aveva vista prima lui, mentre qualcuno di mano lesta cercava,nella confusione di sottrarre il prezioso reperto:una enorme conchiglia tritone,di quelle che vengono usate come strumenti musicali a fiato.


Da noi i marinai le chiamano Brogne e molti le usano per ottenere suoni diversi a seconda delle necessità.Un S.O.S...primitiovo,un tam tam per attirare l'attenzione se una barca rischia in mare,se succede qualcosa di importante in paese,o quando il grano portato dalle donne al mulino, diventato farina era pronto per essere ritirato:il suonatore avvisava le donne che intanto si erano ritirate a chiacchierare.

Veniva usata anche a carnevale ed un suono cupo,ripetuto in crescendo doveva simulare l'aggressione del mostro,di cartapesta,che si avvicinava alla folla,creare paura...

Era davvero molto bella, interno madreperlaceo,levigata dalle onde e dalla sabbia,e partricolare importante,era già stata usata,aveva l'apice tagliato e levigato,per poter essere usata per suonare.Sapevo di cosa si trattava ma non sapevo usarla.E venne in aiuto ,dal nulla,Nino,giovane“lupo di mare” In mare ci era nato e cresciuto,come suo padre,come suo nonno.Era una delle famiglie di vecchi marinai che da tempo facevano parte della comunità del piccolo paese.Lui sì che sapeva usarla!Ci sorprese quando reggendola con le due mani iniziò a soffiarci dentro ed un suono strano,antico,ha rotto il silenzio ed azzittito le ultime animosità del ragazzini,ora attenti ed incantati.Ci voleva fiato,maestria per modulare quei suoni semplici,ancestrali,farli durare a lungo,sospesi fra cielo e mare.E lo stupore aumentò quando ci accorgemmo che qualcosa di grande si muoveva lento fra le onde e si avvicinava:due delfini giocavano,danzando nell'acqua a due passi da noi, ci guardavano, si tuffavano, riemergevano-Meravigliose creature,avevano forse percepito quei suoni o era un caso?Arrivarono presto altri due e poi altri e altri ancora,mentre il sole iniziava ad avviarsi al tramonto.


Presto si sarebbe nascosto dietro l'Etna che da lontano,dall'altra parte del mare,sembrava indicarne il cammino ,come un faro,ma imponente e sempre col suo bel pennacchio di fumo.La danza dei delfini continuava e Nino sembrava felice,quasi in estasi,ma ormai  esausto..Mi piace immaginare che in quel momento si sentisse in simbiosi con i delfini,che fosse un incontro casuale,ma  desiderato ed atteso,qualcosa che a noi comuni osservatori sfuggiva. 


Lo spettacolo insolito aveva fatto avvicinare gli ultimi vacanzieri ancora in spiaggia, mentre il mare indossava il suo mantello scuro,con sprazzi di rosso e rosa ,ultimo omaggio del sole alle onde in eterno movimento.Nino ha smesso di suonare,dopo un ultimo soffio ,prolungato,che a tutti noi sembrò un saluto per i suoi amici delfini,forse era sua la conchiglia che i ragazzi avevano trovato.Abbiamo salutato anche noi i delfini che giocando si allontanavano girandoci le spalle.Tornammo nelle nostre case,in silenzio,conservando lo stupore per un evento strano e irripetibile.Cercammo Nino i giorni seguenti,ma sembrava sparito.Lo rivedemmo un tardo pomeriggio e gli restituimmo la conchiglia,la sua brogna,con la promessa che sarebbe venuto ancora a suonare ,per noi,e chissà,anche per i delfini.

sabato 5 luglio 2025

L'IMPORTANZA DELLE PREFAZIONI

 

Luigi Capiana:Versi giovanili.

Un libricino ,ridotto ma gradevole,anzi di più,prezioso e tutto in veste siciliana:ovvio l'autore,Luigi Capuana-Mineo 1839-Catania 1915. Editore Vito Cavallotto,prefazione a cura di Salvatore Camilleri,fine studioso della poesia siciliana ed autore fra l'altro di un importante,almeno per me,vocabolario Italiano-Siciliano,che completa altri due impegnativi vocabolari siciliano-italiano del Mortillaro e del Traina.La prefazione di Camilleri è un lungo e dettagliato escursus sule origini e sull'uso di questi versi ,scritti in età davvero acerba e che poi con la sfrontatezza propria dell'età,hanno avuto rocambolesca visibilità.

Capuana da Mineo,incontra a Catania Giuseppe Macherione,da Giarre,anche lui giovanissimo ma con qualche pubblicazione di poesie già al suo attivo.Macherione conosce Lionardo Vigo,acese,che sta lavorando alla stesura e pubblicazione de I canti popolari siciliani.Gli presenta il giovane amico Capuana che si dice disponibile a collaborare ,cercando in provincia veccchi canti popolari.Occasione ghiotta che Capuana sfrutta con spregiudicatezza,consegnando i propri versi a Vigo,che li accoglie con una buona dose di ingenuità,come autentici canti popolari.Verranno pubblicati anche in una prima ristampa,1861-1863-Solo alla morte del Vigo-1879,Capuana ripubblica i suoi versi confessando anche se non del tutto, quello che era successo in precedenza.Fra i versi alcune poesie che ci siamo abituati ad ascoltare come canzoni del folclore siciliano,e comunque gradevoli e comprensibili anche se in dialetto.

L'amico Giuseppe Macherione , giovane poeta,Giarre marzo 1840,si appassiona anche alla politica,abbraccia la spedizione di Garibaldi e ,innamorato del sogno risorgimentale,si sposta a Torino per la apertura del nuovo Parlamento Nazionale.Muore di tisi nel maggio 1861.

Alcune brevi poesie di Capuana:

BEDDA

Bedda c'aviti picciulu lu pedi

d'oru e d'argentu la scarpa v'he fari

si vi scoprissi Gran Conti Ruggeri

ca di lu pedi s'havi a 'nnamurari;

pigghiatimi lu ncensu e lu ncinseri,

mittitimi la bedda 'nta 'n'artari,

nenti  fazzu pti tia mè duci beni,

comu na santa ti vogghiu adurari.


ACCATTARI VURRIA

Accattari vurria na virrinedda

di notti la to porta spurtusari:

vidiri ,figghia mia,quantu si bedda

quandu ti spogghi prima di curcari;

ma timu ca nun fussi tanti bedda,

ca l'occhi nun m'avissiru a 'nnurbari.

Lassa la porta misa a spaccazzedda,

ad occhi chiusi ti vegnu a trovari


Faccio traduzione,a senso:

Bella che avete il piede piccolino

vi devo fare scarpe d'oro e d'argento

nel caso vi dovesse vedere il conte Ruggero

che si innamorerebbe del vostro piede.

Prendetemi l'incenzo e il turibolo

mettete la mia bella sull'altare

io niente faccio per te,mio dolce bene

ma ti voglio solo adorare ,come una Santa.


 Vorrei comperare una verrina

per poter bucare la tua porta

e vedere te quanto sei bella

quando di notte ti spogli per dormire.

Ma tempo che  miei occhi  potrebbero accecarsi

per la tua bellezza.

Lascia la porta un pò aperta

che ti verrò a cercare,ad occhi chiusi.







lunedì 16 giugno 2025

SOGNI ALLA DERIVA

 

Quell’estate cominciò con un sogno: il cielo si era capovolto, e al posto delle nuvole c’erano onde lente, azzurre, abitate da pesci che nuotavano tra le stelle.
Ogni notte, Mara si addormentava con il rumore della risacca nel cuore e si svegliava con la sabbia tra le dita. Nessuno sembrava accorgersi di nulla, ma lei sapeva che qualcosa stava cambiando.

Poi, una mattina …”

Una mattina Mara si svegliò,come al solito,al primo sole,che a fine maggio è già mattiniero.Pero,contrariamente al solito,non indugiò a letto,sembrava avere altre urgenze.Si vestì,prese le chiavi dell'auto,la sua solita piccola ma capiente borsa di tela rosa ed uscì.Il marito fece appena in tempo a bloccarla sulla porta per chiederle dove intendeva andare così di corsa.Ha dato qualche spiegazione sommaria e si chiuse la porta alle spalle.Arrivò in un attimo al mare,il suo mare ,solito posto ,sabbia ancora umida e quel tronco provvidenziale che una delle tante mareggiate invernali aveva spiaggiato,proprio li.

Si sedette,sussurrando qualosa poi restò in silenzio,ad ascoltare Il mare era musica,appena qualche increspatura,e le onde leggere e silenziose cercavano un approdo morbido sulla rena,con quei bisbigli strani che fa la schiuma quando si frantuma in tanti piccoli pezzetti di merletto sfrangiato.Un'onda appena più forte, e Mara si è come svegliata da un incanto ed iniziò a parlare.Col mare.Gli chiese conto del perchè ancora non era stata costruita la piccola tettoia che da sempre riparava dal forte sole,dov'era finito suo pade? I bambini stavano per arrivare e non c'era acora niente pronto.Poi ,incerta,si guardò intorno.Era sola.Ha concesso un suo sorriso al mare,una forma di saluto e riprese la strada di casa.

Quel cielo capovolto, che faceva scivolare fino a terra nuvole e qualche stella mentre si riempiva di pesci scogli increspature di onde che lei cercava di afferrare ma che sfugivano,la lasciavano stranita,fino all'alba.Poi tutto sembrava tornare a posto e lei,spesso,lasciava tutto per seguire una traccia,una voce,un richiamo.

Un colloquio fitto fitto col mare,meglio un soliloquio.si raccontava,mischiava ricordi infantili e d eventi recenti,lei già madre,con figli adulti, e lei bambina portata per mano dal padre,in certe lunghe passegiate sulla sabbia,fino agli scogli che chiudevano quell'insenatura dove una selva di ombrelloni,sedie,tavolini pinne canne da pesca davano più l'idea di un piacevole bivacco per ore diurne e serali che non un lido.Era il suo mare,il loro mare,una tribu di fratelli sorelle,nipoti pronipoti zie amici.Ma molti visi,molte voci,nei suoi momenti di silenzioso rapporto col mare,iniziavano a prerdere i contorni .

Un giorno in macchina,ha sbagliato direzione,non riusciva più a trovare la via del ritorno,ha continuato a chiamare il padre il marito tutti quelli che si presentavano alla mente ,ora confusa.L'hanno riaccompagnata a casa.Niente più chiavi o auto.Triste il responso clinico. Viveva in un suo mondo fatto di ricordi immagini e chissà,anche di fantasmi.Di tanto in tanto chiedeva solo di vedere il mare.Si sedeva sulla battiggia, in silenzio,perdendo ogni cognzione di tempo,ma riacquistava una serenità e quasi una gioia che per qualche momento faceva dimentcare il peggio anche ai familiari che con cura e pazienza cercavano di assecondarla.Poi ,stanca,chiudeva il tempo della memoria con un intimo fitto colloquio col suo mare, un sorriso come saluto,ed era il segnale del ritorno. Nel suo mondo.







MIEI VERSI DEDICATI

Non lo vedevi il mare

separato da strada e ferrovia

alte per i tuoi anni ,ancora pochi.

Ma lo sentivi bene:

le notti che nel mare era tempesta,

i pomeriggi calmi di risacca,

le mattinate con il cielo azzurro

e le onde a carezzare la battigia.

E ,lontana,sognavi,al tuo ritorno

lunghe nuotate e chiacchiere

e merende di pane , pomodoro

sale origano e ...sabbia e le partite

a carte con gli amici vecchi e nuovi.

E pensi ancora al mare:

ci pensi quando tornano i ricordi

sbattuti sugli scogli della vita,

quando le mareggiate della mente

portano a riva pezzi sfilacciati

degli anni andati,misera zavorra

strappata a forza a quell'ultima zattera

su cui speravi trovare salvezza

domenica 27 aprile 2025

UN RACCONTO-TANTE VOCI APRILE 2025

 "La primavera si distendeva lenta e serena, con i suoi colori freschi e il cielo che si faceva sempre più azzurro. La Pasqua si avvicinava, portando con sé una dolce sensazione di rinnovamento. Nei campi, i fiori sbocciavano timidamente, mentre il vento, leggero e gentile, sussurrava tra i rami degli alberi. Era il momento perfetto per lasciarsi alle spalle l'inverno e abbracciare la speranza che la stagione nuova portava con sé."

Finalmente si poteva sperare in nuove giornate di sole,e già pensavamo alla Pasqua,alle scampagnate.E prima ancora c'era la Domenica delle Palme:

bisognava intrecciare le palme da portare in Chiesa,assieme ai ramoscelli di ulivo,per la tradizionale benedizione.E forse si poteva indossare il primo vestito leggero,per la nuova stagione.

Avevano iniziato a lavorare già da qualche mese anche giovani ed anziani del piccolo borgo di Bova,paesino arroccato a 700 mt.l.m.,in prov.di Reggio Calabria:bisognava preparare le Pupazze di Pasqua per la processione delle Palme.Si trattava di un rito antico che da qualche anno era stato riportato in auge,assieme alla ripresa dello studio del grecanico,lingua parlata ancora da molti anziani e che raccoglieva già tanti proseliti volenterosi fra i giovani.Un rito,quello delle “pupazze”,ripreso dalla tradizione pagana, e che,come spesso accade,era stato adattato ed adotato dalla religione cristiana.Mani abili,con sapienza antica creano delle vere opere d'arte.

Si preparano delle struttute,dei manichini,con sembianze di donna che poi vengono totalmente rivestite,con pazienza e maestria ,di ramoscelli e foglie intrecciate di ulivo,completati con nastri ,fiori di campo ,i primi frutti della terra:baccelli di fave,piselli,rami di zagara,palme intrecciate a forma di fiore cuori ,ma anche dolci della tradizione.

Una festa di colori che mette allegria.

Vengono poi portate in processione per il paese,ed è una gara a chi ne ha preparate di più belle.Segue la tradizionale benedizione,davanti alla Chiesa .

Le strutture,a benedizione avvenuta,vengono spogliate degli addobbi e degli intrecci di ulivo e palme che vengono distribuiti a tuttui i presento,poprtate nelle case dove troveranno posto per tutto l'anno,per essere poi sostituite alla prossima cerimonia.Molti portano nastri e ramoscelli nei loro orti e terreni,li attaccano agli alberi,di buon auspicio per prodotti abbondanti della terra.

Il rito,ora cristiano,si rifà al mito greco di Persephone e della madre Demetra.

Ades,signore dell'oltretomba,invaghitosi della bella Persephone ,la rapì,mentre la fanciulla raccoglieva fiori nel campo Niseo,portandola nel suo regno sotterraneo.

Dalla terra,assieme a Persephone,scomparve anche ogni tipo di vegetazione.

La disperazione della madre Demetra durò giorni e giorni poi finalmente le sue suppliche a Zeus ottennero una parziale grazia:Persephone poteva tornare sulla terra,dalla madre,per metà dell'anno e durante questa sua presemza la terra rifioriva,crescevano le messi i fiori e gli alberi davano i loro generosi frutti.

Poi ricominciava in ciclo del fredo e del buio,il succedersi delle stagioni,diremmo oggi,e la preparazione della terra a nuova rinascita.

La cerimonia delle “pupazze” conosciuta anche come processione delle Persefoni,al plurale,si ripete ogni anno,richiamando molti turusti e curiori nel piccolo e pacifico borgo,gradevole da visitare anche per il resto dell'anno.

Alcune foto per rendere conto della bellezza e particolarità dell'evento.


SCHEMA  PREPARAZIONE DEL MANICHINO
DUE LAVORI FINITI- INTRECCIO FOGLIE

LE DUE FOTO  SONO  DELLA DOMENICA DELLE PALME DI QUEST'ANNO

giovedì 30 gennaio 2025

Fra sogno e realtà Gennaio 2025

 Racconto costruito su un Incipit,proposto come prova di scrittura  dal Blogger : giuseppemarino. bnogspot.com.

"Il vento sibilava attraverso le fessure della vecchia torre, portando con sé il profumo salmastro del mare e un suono insolito, simile a un sussurro. Sul tavolo di pietra al centro della stanza, una candela illuminava un antico diario dalla copertina di cuoio. La prima pagina, scritta in una calligrafia incerta, ecitava: ...".

La fiamma della candela tremolava ad ogni soffio di vento che si insinuava, più forte fra le fessure.Ho cercato di sollevare la copertina ed iniziai a leggere.La candela si spense all'improvviso,la copertina ricadde pesantemente sulle pagine,mi sentivo persa. Il vento ora fischiava forte ed anche il rumore della risacca era più insistente.Cercai di accendere la luce,ma non c'era più la correnne.Ma allora ero sveglia?Era un sogno , un incubo?Ho impiegato qualche attimo per capire,con la torcia del cellulare ,confusa,andai alla finestra,buio pesto,ma si sentiva il mare in tempesta ed il vento sembrava squotere anche i muri.

Finalmente la corrente era tornata , ho acceso tutte le luci :ero al sicuro, non c'erano tavoli di pietra ,candele spente ,o libri,in giro,solo cose familiari.Un libro c'era,sì .

Prima di dormire avevo letto alcune poesie ,in margine al Dottor Zivago.Ecco,la candela sul tavolo! “..Tormenta,tormenta su tutta la terra /fino agli ultimi confini.Una candela bruciava sul tavolo,una candela bruciava ...”(Notte d'inverno).

Forse il sonno scompone la realtà che viviamo,i pensieri ,i ricordi,per costruire i sogni,alterati,diversi,fantasiosi o mostruosi...

Continuavo a pensare al sogno,non riuscivo più a dormire e quel mare ,che non vedevo ma sentivo agitato,arrabiato mi portò ad altri ricordi.Sono arrivata,negli anni sessanta ad Aci Trezza,un borgo marinaro siciliano,in quegli anni molto in auge per via del film di Luchino Visconti, “La terra trema”.Avevo ovviamente già letto il libro ,visto anche il film ma l'atmosfera del borgo mi riportava ogni volta a nuovi aspetti, nuovi particolari: tutti gli abitanti si sentivano attori ,comparse e comunque avevano cose da raccontare,ed io ascoltavo,curiosa ed attenta.Il mare gli scogli la serenità del luogo, tutto invitava ad un vivere lento.Ogni mattina,sistemati baby ovetto e passeggino sulla mia 500 gialla portavo i bambini al nido.Una villetta ,sul lungomare.Quella mattina di febbraio ero incerta se portarli o meno ,ldi notte aveva piovuto ed il mare era ancora burrascoso.Sono partita.

Improvvisamente mi sono vista di fronte un'onda enorme che sembrava rotolarsi gonfiarsi minacciosa su per la stradina,mi sentivo al di sotto del livello del mare.Una sensazione di angoscia e paura mi ha bloccata al volante.E non stavo sognando.Ho immaginato ,quasi mi era sembrato addirittura di vederla,la Provvidenza di padron Ntoni,dibattersi fra quelle onde..

Ho preso la prima stradina,forse contromano e sono rientrata,i bambini impauriti dal mio silenzio.

Finalmente al sicuro fra le mura di casa,potevo guardare da lontano quel mare minaccioso e mi venne spontaneo rileggere qualche pagina dei Malavoglia.La descrizione era più realistica della realtà.

I ricordi,si sa,sono come le cilieggie..

Cercavo nuovi partricolari del sogno.E in “ una notte buia e tempestosa” non poteva mancare una torre:di una fortezza o di un castello? Pensai alla fortezza del Deserto dei tartari,somigliava molto a quella intravista insogno,stesso -non luogo e non tempo,stesso straniamento dal reale,e la possibilità per la fantasia di disegnare la topografia dei luoghi la planimetria delle stanze,le voci ed i silenzi degli uomini che ci vivevano.

La geografia di luoghi forse veri,ma non collocanili in un preciso punto,regione,paese, la incontriamo spesso,leggendo,e a me piace riscriverla con la fantasia,più difficile con il tempo.Ma in questo nuovo ricordo il tempo è identificabilissimo:Tempo di uccidere-Flaiano.Che pasticcio mi fa combinare l'insonnia!Ma poi cosa c'era scritto nella pagina del sogno?Cerco una risposta quasi solo visiva,per il poco che ho potuto leggere:

Ecco:”Ogni prima pagina che aprirai è una finestra su mondi nuovi e sconos...-Poi la candela si spense.

giovedì 9 gennaio 2025

SI CHIUDE CON LE FESTE !

E' proprio così: le festività natalizie,fra luci ed ombre,si sono già concluse, il nuovo anno continua a scorrere e forse non sa o non si preoccupa neanche di essere nuovo:esiste da sempre!!

Ho partecipato ,anche quest'anno,e siamo già alla XI edizione, al Calendario dell'Avvento,organizzato dall'amica blogger Sciarada-anima mundi,fra un gruppo di bloggers,qualche nuovo arrivo,molti assenti per vari motivi.Ho aperto due finestrelle,con delle mie considerazioni sul Natale,e scambiato auguri e commenti con gli altri amici. Mi è tornata la voglia di riprendere i miei vecchi cari blogs.

Con la festa dell'Epifania,che tradizionalmente chiude il ciclo delle feste, di questi giorni appena passati restano i ricordi,gli auguri,qualche incontro conviviale,qualche tombolata fra ricordi infantili e tentativi di accaparrarci un sorriso,offrire un regalo.

A me resta il piacere di aver abbracciato il figlio,dopo parecchi mesi,anche se è stato un piacere troppo breve,il tempo di disfare e rifare le valigie e poi il solito posto vuoto,a tavola,nelle chiacchierate familiari ,accanto al camino, il letto da rifare,cose da rimettere a posto,fino alla prossima occasione.Dopo anni mi ci sarei douuta abituare ed invece faccio sempre fatica a staccarmi dalla finestra per quel saluto,prima che risalga in auto,prima che il cancello si richiouda alle sue spalle...

Ieri ho ripopsto le chincaglierie-addobbi-tirati fuori dal loro ormai consunto scatolone,appena qualche settimana prima,e per almeno  un anno saranno al buio,affastellati,sempre più stretti,nonostante si tratti delle solite cose: palle palline capanne piccoli presepi ghirlande angeli .Luci e lucine sistemati a parte .E un punto interroativo,ormai sempre presente quando penso al dopo.La mente programma,anche se a breve,ma poi è il caso a tirare le fila …

Il nuovo anno?Non ho ancora un calendario o un'agenda,ma il tempo nel suo scorrere veloce,sa come avvisarmi dei giorni che passano,degli impegni da assolvere,dei farmaci che devo riassortire ,ecc.ecc.

Non ho fatto alcun proposito,ogni giorno mi presenterà il suo scarno programma che cercherò di seguire.Spero non porti più danno di quanti ne ha portati l'altro,appena archiviato. Alcune foto del mio Natale attraverso piccole cose spesso fatte da me,tanto per creare l'atmosfera.



palle,palline ed un alberello hand made.






Angeli e bo0lle di sole...

Parte del piccolo presepe


















Stilizzatissimi,sempre in una bacca vuota.
In una bacca ...


martedì 24 dicembre 2024

E' ANCORA NATALE!

 


Ho fatto il mio piccolo presepe.

Ho scritto la mia doverosa letterina a Gesù Bambino e ,per conoscenza,anche a Babbo Natale.

Ho fatto un breve  ed essenziale elenco di buoni propositi.

Ora non mi resta che augurare a quanti si trovassero a passare da qui,anche per caso,un Natale sereno,secondo i desideri e i bisogni di ognuno,proponendo alcune mie considerazioni,in versi.


Ed è ancora Natale:

festa di luci e di doni

tripudio di gioia e stupore.

Ma non cercate la Stella,

nei luoghi che la memoria

destina da sempre all'Evento,

altri sinistri bagliori

solcano il cielo della Cometa

altri Erode dei tempi moderni

faranno strage di innocenti.

E non cercate capanne,

pastori,asinelli o le grotte:

c'erano grattacieli

e casette discrete

per la Natività

che si perpetua nei secoli.

Oggi solo ruderi e distruzione

e culle ancora fumanti,

e forse un bimbo che piange

ma non una mamma che lo scaldi

non latte per nutrirlo

i seni sono inariditi .

E la neve fatta acqua

estinguerà la sua sete.

Se sopravviverà

sarà lui il Redentore?

E sarà ancora Natale?





venerdì 20 dicembre 2024

CI SIAMO QUASI!

 


Con la ventesima finestra dell'avvento del Focolare ci avviciniamo al Natale ed ancora una volta la magia e l'impegno di Sciarada hanno permesso incontri di amicizie,scambi di notizie curiosità riflessionio.Grazie,grazie a te,cara amica ed agli amici tutti con i quali stiamo camminando insieme verso l'Evento,verso la luce e la gioia.
Natale,tempo di attesa,tempo di rinascita ,di rinnovamento, di luce.La luce,elemento importante nei riti natalizi,ancora prima che diventassero riti cristiani.Il Natale che festeggiamo in Dicembre  ci ricorda che Dicembre è anche il mese del solstizio,sarà domani,21-solstizio d'inverno.
Solstizio,il momento di fermo, di sosta .L'attimo in cui il sole raggiunge la sua massima declinazione,in inverno coincide col le più basse ore di luce:da qui in avanti le giornate si lasciano alle spalle le tante ore di buio.Luce ed attesa.Attesa che ciò che il buio ha coperto,torni  a nascere e dare nuovi frutti.
Col Natale cristiano,voluto da Costantino,l'attesa diventa attesa della Luce suprema,quella che illuminerà il mondo,l'attesa del Redentore.Lo sanno i Magi che si mettono in cammino per tempo,per non mancare allo straordinario avvenimento,lo sanno i pastori che per primi ,forse guidati semplicemente dall'istinto,accorrono alla grotta,alla mangiatoia per rendere omaggio  al Bambino.
Della grotta,della mangiatoia,del Presepe,ci parla Luca nel suo vangelo.
E nella iconogragia cristiana,il primo riferimento alla nascita di Gesù lo troviamo in un affresco ,nelle catacombe romane di Priscilla.Una madre,Maria,un neonato e la figura maschile che dovrebbe essere il profeta Isaia.Sempre nelle catacomne  troviamo l'adorazione dei Magi,,altre raffigurazioni anche in San Vitale e  a Palermo,presso la cattedrale di Mondeale,il magnifico mosaico sui Re Magi.






In questi ultimissimi giorni di attesa,riflettere sul valore di ciò che aspettiamo,che ci aspettiamoda noi stessi,di quale rinnovamento vogliamo parlare, dovrebbe essere in senso del Natale.
Mi piacerebbe pensare che in questa attesa trovassimo un po di tempo,per raccontare a chi ci è vicino,fatti usi tradizioni del tempo andato e che attraverso il racconto si arrivi ad una memoria condivisa,da non perdere perchè è la memoria che ci lega,tutti,che unisce il passato ed il presente,verso il fututro.
Auguro dolci pensieri e sagge riflessioni a tutti noi,perchè ognuno decida una propria lista di priorità di preferenze di desideri.
Auguri sinceri di serenità e di pace.


sabato 14 dicembre 2024

LA MIA FINESTRA DELL'AVVENTO

 Apro oggi la 14a finestrella e da questa finestra saluto le amiche e gli amici  che accogliendo l'invito di Sciarada,hanno accettato di esserci,ancora una volta ,raccolti attorno al Focolare per aspettare insieme l'Evento magico.


Ho immaginato di iniziare a seguire la Stella che mi avrebbe portata  davanti a Gesù Bambino,ma non immaginavo cosa avrei incontrato,viaggiando.Difficile trovare i luoghi e le atmosfere dei nostri ricordi  iin un mondo che  cambia continuamente ma per non perderci dobbiamo comunque avere dei punti di riferimento.E se possibile,contribuire al ripristino del senso dell'umano che pare vada scomparedo,fra guerre,atrocità, disinteresse.Posto dei versi,per raccontare il mio cammino verso l'Evento annunciato.

La 15.a finestra sarà aperta da  NEGUS- AD NUTUM

 SEGUENDO LA STELLA

In cammino,seguendo la Stella,

ho attraversato deserti silenziosi

e rumorose città.

Ho incontrato carovane tranquille

ed eserciti armati di odio.

Ho ascoltato lingue sconosciute

ed ho parlato con gesti e sorrisi.

Ho sofferto la fame e la sete

altri mi hanno dato acqua e pane.

Ho stretto mani di tanti colori

ne ho condiviso la gioia e il calore.

Ho camminato,e seguendo la Stella

sono arrivata fino a te.

Pensavo di trovare un Re

fra broccati e splendori,

ma è solo una piccola grotta,

e tu ,un tenero bimbo

che sorridi,infreddolito:

forse noti il mio stupore,

ora che sono ai tuoi piedi.

Io non ho doni da offrirti

ma ti racconterò del viaggio

e della gente che ho incontrato:

tutti aspettano l'Evento

e la grazia di un tuo segno.

A te chiedo un pò di luce

per riprendere il cammino

e l'incanto dei tuoi occhi

per guardare questi mondo

e la pace della Grotta

che conquisti l'universo.


Novità  Annunciata a Tutti:Attendiamo Lieto Evento

Buon cammino .




sabato 30 novembre 2024

UNA BELLA STORIA,FRA UTOPIA SOGNO E SPERANZA.

 Ho finito di leggere il libro di Ferdinando Larizza- Da grande volevo fre il comunista.(La Memoria del Mondo Libreria Editrice).

Sorvolerò sugli aspetti più personali e familiari del racconto perchè coinvolta emotivamente ed anche come testimone ed in qualche caso compartecipe:l'autore è mio fratello.
Mi piace immaginare il racconto come metafora di un viaggio.
Il viaggio inizia quando il giovane protagonista,appena un ragazzino decide cosa vorrà fare da grande.
Non è un mestiere che cerca, ma una professione,di fede,quasi per un inconcio desiderio di seguire una strada già segnata dalle idee del padre, proprio nel momento in cui la
sua scomparsa prematura lo rende orfano del suo affetto e della sua guida,ma con una ricca eredità di idee,di principi,di esempi.
E' un viaggio nel tempo e nello spazio:Presto lascia il piccolo paese dove è nato,dove ha maturato le prime esperienze di partecipazione alla vita politica,con l'entusiasmo di chi sognava di poter cambiare il mondo,per arrivare in provincia di Milano,dove già ci sono altri familiari ,arrivati prima in cerca di lavoro e migliore fortuna.
Ogni viaggio è distacco da luoghi persone affetti ricordi,ma anche apertura a nuove possibilità di lavoro,nuove amicizie,nuove esperienze.
Di tutto questo il giovanissimo Ferdinando ne fa tesoro,ed il viaggio continua.
Continua anche nella storia.Una storia di emigrazione,una come tante,che proprio per questo diventa simbolo e paradigma di un sistema ,di un periodo ,di un problema.
Perchè emigrare non è solo andare altrove per cercare lavoro,è reimpostare la propria esistenza,adattarla ad altri usi,abitudini,modi di vivere.
E' necessità di integrazione,e anche in questo caso il protagonista ha raccontato storie e
dimostrato con parole semplici e fatti vissuti, che spiegano il senso ed il significato del termine “integrazione”,di come serva la volontà dei singoli ma più ancora un atteggiamento positivo e propositivo delle amministrazioni locali.
Amminisstrazioni aperte e capaci di conciliare le nuove realtà che si vanno creando con la necessità di riprogrammare spazi abitativi,servizi sociali,disponibilità all'accoglienza per far sentite tutti cittadini e non ospiti.
Ed al cotrario, Amministrazioni attenti spesso solo ai ristretti confini dell'orticello di casa per cui viene accettato il lavoro dell'emigrante,assieme al benessere che il lavoro crea ,
ma “NON SI AFFITTA AI TERRONI”.
L'impegno politico e l'attività lavorativa del protagonista si incontrano ,qualche volta si scontrano anche, perchè non sempre è facile conciliare le due cose.
L'impegno polittico e sociale,tuttavia hanno sempre il sopravvento e qui il racconto personale,la storia familiare incontra la Storia più grande e più vera di quegli anni.Storia di cambiamenti
radicali della società,storie di contesstazione,storie di stragi,pericoli di involuzione,di passi sbagliati che meritano attenzione e maturità.
Di questi anni di Storia Ferdinando ne è testimone attento,qualche volta anche partecipe,assumendo posizioni a volte dificili ma sempre dettate dal buon senso,una matura
capacità critica,non disgiunte dall'ascolto di consigli e suggerimenti,quando e se ritenuti
opportuni.
Un ricco corredo di fotografie e documenti accompagna la lettura dando spessore al racconto e credibilità testimoniale alle varie storie che si incrociano per confluire nel corso naturale della
Storia del nostro Paese per oltre tre quarti di secolo.
Leggere questo lungo racconto di vita è come immergersi in un passato che si evolve giorno dopo giorno,pagina dopo pagina,per arrivare fino ai nostri giorni,e fa rivivere eventi,ricordi,fatti,momenti forse dimenticati o sbiaditi sotto la polvere del tempo,ma è anche una rinnovata speranza che le cose sognate e sperate possano ancora realizzarsi:ai sogni bisogna credere,sempre,anche da grandi.


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