domenica 8 settembre 2013

OTTO SETTEMBRE 1943


La mia piccola storia,per ricordare

Ero troppo giovane per ricordare bene i fatti e le emozioni di quella giornata.
La Calabria era un po defilata dagli scenari della guerra:noi la sentivamo per le privazioni,la miseria,le notizie di morte di soldati,figli di questa terra,chiamati a difendere la patria,ma da chi?,in terre lontane.
Dopo lo sbarco,avvenuto in Calabria a pochi chilometri dal mio paese,qualcosa di più si percepiva.
Io ricordo il rombo degli aerei che ci passavano sulla testa,per andare a bombardare qualche posto vicino,eravamo in campagna,fra uliveti e giardini di aranci e bergamotto,tanti gli sfollati dal vicino paese,anche per la probabilità di trovare comunque qualcosa da mangiare,e c'era quasi aria di scampagnata,qualche volta.
Molto più lontano da questo angolo di mondo,il mio mondo,un ragazzo non ancora ventenne,che il fanatismo di regime aveva spinto ad arruolarsi volontario falsificando anche i documenti,ha saputo dell'armistizio con molta confusione,assieme agli altri commilitoni.
Erano in caserma,a Forlì,quando i loro superiori comunicarono che tutto era finito,facessero ciò che credevano.
Hanno tentato di chiedere,ma i superiori si erano già dileguati. Un pugno di ragazzi,senza guida,qualcuno più grande di loro che cercava di organizzare e consigliare.
IL giovane soldato aveva dei riferimenti,amici di famiglia che abitavano da quelle parti e così aveva deciso di arrivarci in qualche modo,rifiutando l'invito di altri suoi compagni ,originari di paesi vicini al suo,di unirsi all'avventura del ritorno a casa.
Ma chiese loro,quando fossero arrivati,di far sapere ala sua famiglia che lui cercava di andare dai Tedeschi. Era il cognome della famiglia amica ma i compagni fraintesero e lo considerarono un codardo e traditore dando la notizia,all'arrivo.
Per l'imponderabilità del caso,tutto andò diversamente,anche il nostro soldatino si unì in seguito ad altri sbandati per un viaggio di avvicinamento a casa. Sarebbero passati dei mesi,prima che tutti arrivassero a destinazione.
Mentre loro scendevano per la penisola,gli alleati salivano e spesso si trovavano fra i tedeschi in ritirata,e gli alleati che avanzavano. Hanno assistito in febbraio al bombardamento di Cassino,nascosti in rifuggi di fortuna,e muovendosi di notte,cercavano di proseguire verso sud,mentre alla luce del giorno si accorgevano spesso di essere ancora al punto di partenza.

Finalmente una notte attraversarono il Garigliano con una barca sgangherata, avvicinandosi,così credevano,a casa.
I compagni di viaggio diminuivano man mano che qualcuno arrivava a destinazione.
Spesso chi era già arrivato offriva qualche giorno di ospitalità e cibo a chi doveva ancora proseguire.
Arrivarono in marzo a Napoli già liberata ma anche occupata dagli alleati,in tempo per essere testimoni dell'ultima seria eruzione del Vesuvio.

Il gruppetto di tre o quattro ragazzi,ha cercato di dare una mano,facendo da interpreti fra gli americani ed i locali,con le poche risorse a disposizione.
Si sentivano quasi a casa,ma la strada era ancora lunga..
Hanno sperimentato la paura, la diffidenza, la cattiveria, ma anche la disponibilità, la benevolenza, l'accoglienza in un mondo che sembrava aver perso la bussola.
Il giovane soldato arrivò a casa in aprile,per Pasqua ,quando nessuno lo aspettava più.
Senza notizie,avevano creduto davvero che fosse rimasto con i tedeschi,in ritirata e finito chissà dove.
Una storia dove la fantasia del narratore qualche volta era chiamata in aiuto per mascherare una realtà ancora più cruda.
Chissà dove saranno gli altri compagni di viaggio...
Ormai un solo testimone muto,preziosissimo compagno di viaggio è rimasto a ricordo del giovane ed incosciente soldatino e della sua storia o avventura:
due vecchi volumi con “ le novelle per un anno”di Pirandello,che forse hanno aiutato il protagonista a comprendere e superare le stranezze della vita.



26 commenti:

il monticiano ha detto...

Racconto meraviglioso narrato così bene che mi ha fatto tornare in mente quasi minuto per minuto, quei giorni di 70 anni fa poiché io c'ero, spettatore tredicenne.
Un caro saluto,
aldo.

Cavaliere oscuro del web ha detto...

Un racconto scritto molto bene su un periodo molto difficile.
Saluti a presto.

Tiziano ha detto...

Ciao Chicchina e bellissimo questo tuo racconto io a quel avevo solo due anni, ma col passare degli anni ne ho sentite raccontare di queste storie e per fortuna quasi tutte a lieto fine, ti auguro una buona giornata
Tiziano.

Gianna Ferri ha detto...

Cara Chicchina, che vividi ricordi...hai ricordato degnamente l'8 settembre.

Nella Crosiglia ha detto...

Che bella e triste storia cara Chicchina, ma la vita spesso è così, e quando poi è macchiata profondamente dalla guerra , tutto risulta quasi surreale tanto è terribile...
E poi i ricordi..questi tremendi ricordi che ti perseguitano per sempre!!!!
Un bacio speciale!::))

chicchina ha detto...

Aldo,a tredici anni e a Roma,davvero devi avere dei ricordi precisi.Io ho raccontato una storia ..di seconda mano,ma vera,e verificata da molto vicino.Un caro abbraccio.

chicchina ha detto...

Grazie Cavaliere,un brutto periodo che va ricordato e studiato:non una bella pagina di storia.

chicchina ha detto...

Tiziano, la Storia è fatta di tanti piccoli frammenti,storie più piccole e personali,è fatta dai racconti di chi c'era più che dai testi scritti a tavolino,spesso travisati per idee personali.Un caro saluto e buoni giorni.

chicchina ha detto...

Un piccolo contributo,vissuto e personale,al ricordo collettivo.Grazie Gianna.

chicchina ha detto...

Cerchiamo di convivere con i ricordi,belli o brutti,ci aiutano a camminare.
Le piccole storie,poi diventano grandi se inserite nel corso di ricordi collettivi e contribuiscono a creare la grande storia,che anche quando non esemplare,va accettata e presa a monito.Un abbraccio,Nella

Fiori di zagara ha detto...

Mio padre ha vissuto in prima persona ciò che tu hai raccontato sul soldatino:firmato l'armistizio, mentre era di stanza a Siracusa ,si è trovato ad avere nemici quelli che prima erano alleati,ed alleati coloro che poche ore prima per sbarcare in Sicilia avevano ferito il suo comandante e che lui stesso aveva salvato caricandolo sulle spalle.Il caos fu totale,momenti veramente tragici. Complimenti per il post. Ciao

rosy ha detto...

Cerchiamo di convivere con i ricordi belli o brutti che siano.
Ma ricordare e raccontare è doveroso.
Nella grande storia, le piccole fanno la differenza.

Brava la nostra Chicchina, sempre attenta.

Non mi stancherò mai di dirti che scrivi meravigliosamente, finalmente ho capito perchè.
Tu scrivi con l'inchiostro del cuore.

Un abbraccio.

Grazie.

nina ha detto...

La grande storia raccontata dai attraverso i piccoli protagonisti... Lo scenario di quelle marce interminabili verso casa di soldati allo sbando, sullo sfondo di macerie, miserie e qualche esempio di solidarietà che tu hai così bene raccontato, l'ho ritrovato anche nel bel libro di Ninì Martelli "La storia di un uomo" che appunto racconta in prima persona la sua fuga verso casa, dopo aver disertato.
Un saluto a presto

Elio ha detto...

Ciao Chicchina, quel giorno io avevo quasi due anni e quindi non posso avere dei ricordi se non quelli che mi ha lasciato mia madre. Anche mio padre si è trovato nella situazione di cercare il congiungimento con la famiglia, ma, arrivato a Marghera, si è accorto che il Ponte Littorio (oggi ponte della Libertà) era bloccato dai tedeschi (non la famiglia di cui ci parli). Non so come, è riuscito a far pervenire un messaggio a mio zio, il quale con una barca ed una coperta è riuscito a farlo passare sotto il naso delle guardie. Mio padre poi ha creato una cellula partigiana a Venezia. Grazie per questo bel post in ricordo di una giornata che ha segnato sia il risveglio degli italiani che la morte od il campo di concentramento per molti altri. Buon fine settimana.

wolfghost ha detto...
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Fiori di zagara ha detto...
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Costantino ha detto...
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chicchina ha detto...
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chicchina ha detto...
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chicchina ha detto...
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chicchina ha detto...
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chicchina ha detto...
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chicchina ha detto...
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chicchina ha detto...
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Teresa Larizza ha detto...

Una storia che tocca il cuore, quando saremo a quattr'occhi mi dirai anche il nome. Sono rimasta meravigliata di quanti commenti annullati su questa pagina di storia. Si trattava di fascisti che difendevano la guerra? Non riesco ad immaginare. Ciao un bacio.

chicchina ha detto...

Teresa,Grazie per il tuo commento.I commenti eliminati sono stati un incidente del PC.Anche su altri post mi sono stati eliminati tanti e mi scuso ancora con chi li ha postati.
Subito dopo mi si è bloccato internet,non potevo più entrarci.Solo ora Alessandro è riuscito a risistemarlo,per fortuna.
A quattr'occhi ,ma il nome lo puoi immaginare,racconto storie di famiglia.Un abbraccio e a sentirci presto.