OTTO SETTEMBRE 1943
A raccontare una delle pagine più vergognose dell'Italia fascista ,della monarchia succube e vigliacca ,dei miserevoli tentativi di salvare la pelle da parte di gerarchi di vario livello,a discapito di milioni di cittadini inermi,e della dignità stessa di un popolo ,ci ha pensato e continuerà a pensarci la Storia.
Qui tento di raccontare ,in breve di come questa data è stata vissuta da chi ,arruolato ,si è trovato senza alcuna guida consiglio ordine direttiva e si sia dovuto affidare al buon senso,al caso,alle circostanze per tentare di salvare,se stesso.
Giuseppe era un ragazzo di 19 anni- solo DICIANNOVE,nel 43.
Aveva anche falsificato la data di nascita per “rispondere all'appello della patria”convinto di diventare un eroe.
Si trovava in Caserma,a Forli,per completare la sua preparazione, .Forse scalpitava anche nell'attesa di compiere qualche azione eroica,avevano pochissime notizie sull'andamento della guerra .
Dopo il comunicato di Badoglio qualcuno entro nelle loro camerate- era già notte inoltrata, per dire che erano liberi di fare quello che volevano,non c'erano altri ordini. Raccolse le sue poche cose nello zainetto e usci nel cortile della caserma. Solo confusione,trambusto vociare incomprensibile. Si mise in un angolo per pensare il da farsi. Tornare a casa? Ma come?La Calabria era lontana:la guerra era davvero finita? Cosa funzionava ancora?Ha fatto un'altra scelta che risultò infausta ed inattuabile. Incontrò altri sbandati ed inizia un viaggi,lungo incerto con soste forzate,assiste alla battaglia di Montecassino dove rimane bloccato,con gli altri disperati di viaggio fino a febbraio.
Salvati per caso da un soldato slavo,capire chi stava con chi era un azzardo,continuano il viaggio e arrivati a Napoli ,ormai erano solo in due. Napoli ,che già ara stata liberata,dai napoletani ,da ottobre convivono con la presenza degli americani.
Giuseppe con le poche parole di inglese,reminiscenze scolastiche, fa quasi da interprete. Assiste alla ultima eruzione del Vesuvio,vivacchia e bivacca in attesa di notizie e possibilità di continuare il viaggio verso casa. Fa gli ultimi quattro giorni a piedi attraverso le montagne. Arriva a casa,finalmente ,a maggio del 1944.Vivo!
Salvatore lavorava presso l'aeroporto di La spezia,E tornando verso la caserma sentiva confusamente parlare di armistizio.
In caserma si gridava già alla fine della guerra, e si attendevano ordini.
Arrivarono con le parole del colonnello:siete liberi,ora si salvi chi può e come può!
Bella la libertà ma i tedeschi occuparono porti aeroporti caserme.
Salvatore ,seduto su una panchina, pensava al da farsi:La Calabria era lontana ,i soldi pochissimi e a La Spezia non conosceva nessuno. Iniziano disavventure ,ricerche di soluzioni qualche lavoretto per sfamarsi,episodi di rara umanità ma anche di
crudeltà selvaggia .In cerca di rifuggi sicuri,per sfuggire ai tedeschi trova un compaesano che lo fa lavorare in una fabbrica di RIFUGI.
Ma niente è sicuro e definitivo. Si ritorna in strada,piccoli commerci di sopravvivenza Siamo già a Novembre. Arrivano a Lerici con un carico di farina portato in spalla e trovano il paese quasi deserto,solo anziani e bambini ,qualche giorno prima -5 novembre i tedeschi con un rastrellamento avevano portato via tutti gli uomini validi. Le esperienze o gli espedienti continuano Assieme ad altri sbandati in seguito viene fermato dagli americani,vengono inquadrati come forza lavoro e vanno avanti per un po di mesi,almeno sono al sicuro e hanno da mangiare e dormire. Il pensiero sempre al paese,alla famiglia senza notizie.
Poi la decisione il lungo viaggio lungo tutta la penisola,sosta lunga a Napoli per avere dei documenti e poter viaggiare con qualche treno di fortuna. Ottengono dei lasciapassare,sono adesso in quattro,ma ancora meglio ricevono da mangiare e per qualche giorno almeno sono ben rifocillati.
Con treni quando e come possono ,arrivano in Calabria.Viene bloccato a 100 km da casa,per qualche errore sui documenti,difficile convincere capotreno e polizia ferroviaria. Scappa a piedi e e finalmente arriva quasi a casa. In una delle tante soste presso i paesini per trovare qualcosa da mangiare. Un tizio lo saluta e dice:io la conosco,ho visto la sua foro a casa sua,ed inizia a descrivere fatti e persone. Un romano,rifugiatosi nello stesso paesino di Salvatore,girava per poderi in cerca di ospitalità e cibo
ed era arrivato così a casa dei suoi genitori. E' lui che si offre di andare ad avvisare i parenti di questo strano miracolo:la preoccupazione era per la mamma anziana e sofferente di cuore.
Finalmente può salutare i suoi .
Era l'11 gennaio 1945!